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Politica di sicurezza e di difesa comune

Politica di sicurezza e di difesa comune

a) La politica di difesa dell’Unione europea si basa principalmente sull’attuazione della Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO). Questo strumento è stato istituito dal Trattato di Lisbona, che introduce la possibilità che un gruppo di base di paesi dell’Unione europea sviluppi la cooperazione nel settore della difesa. È stato attivato nel 2017 da parte di un ampio gruppo di 25 Stati Membri (esclusi soltanto il Regno Unito, la Danimarca e Malta). La PESCO permette a un gruppo di Stati membri di assumersi impegni reciproci in merito all’aumento e al coordinamento delle spese per la difesa, di partecipare ai programmi europei di cooperazione sugli armamenti e al rafforzamento delle capacità operative degli eserciti. Nel frattempo, è stato istituito un secondo meccanismo, il Fondo Europeo per la Difesa, al fine di finanziare la ricerca nel settore militare (€13 miliardi). E nel giugno 2018 è stata lanciata l’Iniziativa di Intervento Europea (IEI), che ha riunito 9 paesi per condurre interventi esterni congiunti.

Inoltre, si dovrebbe cercare un modello per regolamentare e difendere il cyberspazio su scala europea. Infatti, il cyberspazio è diventato un luogo di scontro nel quale azioni di attacco contro i sistemi informatici degli Stati, infrastrutture critiche o aziende di interesse strategico accadono giornalmente e ora possono avere un impatto assoluto e innegabile sulla nostra difesa e sicurezza interna, provocando altresì effetti sistemici sul funzionamento delle nostre società. Senza dubbio questi attacchi diventeranno presto letali. Pertanto, il PDE deve diventare una forza capace di fare proposte, in modo che, a livello europeo, si fornisca un’effettiva risposta penale ai crimini informatici, si promuova una cultura comune della sicurezza informatica e si contribuisca alla costruzione di un’Europa digitale affidabile e sicura.

b) Lotta alla minaccia terroristica:

Oggi – e da diversi anni – la sicurezza rappresenta la preoccupazione primaria di tutti i cittadini dell’Unione europea, soprattutto in seguito a molteplici attacchi terroristici sul suolo europeo. La minaccia terroristica cambia costantemente e rapidamente e può essere caratterizzata come minaccia polimorfica, endogena ed esogena. Parimenti è anche una minaccia che presenta molteplici risvolti, poiché esistono varie forme di “terrorismo”: il cosiddetto terrorismo “islamico” ma anche il terrorismo di estrema destra, di estrema sinistra. Se vogliamo lottare efficacemente contro questa minaccia ai nostri valori europei, dobbiamo fornire risposte efficaci, molteplici e coordinate!

La minaccia terroristica riguarda tutti noi: colpisce l’Unione europea nel suo insieme in quanto i terroristi possono attraversare molto facilmente i confini materiali e immateriali! Pertanto, è essenziale fornire risposte europee in modo che la nostra Unione possa costruire un vero spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

Le nostre raccomandazioni sono le seguenti:

  • Dobbiamo basare tutte le nostre politiche di lotta al terrorismo su un principio chiave: l’equilibrio tra il bisogno di sicurezza e il rispetto dei diritti fondamentali e i valori europei! Di fronte all’oscurantismo, di fronte alla negazione dei nostri valori europei, dobbiamo difendere i diritti fondamentali e rispettare i nostri valori democratici! La tutela della privacy è un diritto fondamentale, dobbiamo rifiutare lo sviluppo di una società basata sulla sorveglianza generale nella quale ciascuno sia considerato un sospettato!
  • Dobbiamo massimizzare il valore aggiunto dell’Unione europea ai fini dello scambio di informazioni e della cooperazione! Non possiamo combattere la minaccia terroristica senza la cooperazione e lo scambio di informazioni. L’UE qui ha un ruolo importante da svolgere! Ciò andrebbe fatto impiegando e rafforzando le agenzie europee, ad esempio facendo di Europol una vera autorità di polizia europea con un vero potere di iniziativa. Per quanto riguarda i servizi di intelligence, il PDE accoglie positivamente l’istituzione della Joint EU Intelligence School  come primo passo importante per accrescere la cooperazione, al fine di rendere possibile la creazione di una vera agenzia di intelligence europea!
  • Dobbiamo combattere le cause principali intensificando gli sforzi contro la radicalizzazione! Non possiamo limitare la nostra risposta alle politiche di sicurezza! Dobbiamo avviare una vera analisi della nostra società: sull’integrazione, sul benessere sociale, sull’occupazione; al fine di capire perché i cittadini, e, in particolare, i giovani, stiano diventando più radicali. La lotta alla radicalizzazione richiede anche affrontare i canali attraverso i quali si diffonde la propaganda terroristica, sia via Internet che nelle prigioni. Dobbiamo mettere in comune tutte le risorse e le conoscenze e sfruttarle per individuare e prevenire tempestivamente il radicalismo e per la de-radicalizzazione, dove la radicalizzazione sia già presente.
  • Dobbiamo privare i terroristi dei finanziamenti e dei mezzi di azione! Per prevenire gli attacchi terroristici, dobbiamo mirare la radice del problema: i finanziamenti. Per tale ragione, dobbiamo combattere su molteplici fronti, come fanno le organizzazioni terroristiche. L’UE deve anche perseguire le sue politiche con anticipo al fine di stare un passo avanti rispetto ai terroristi, ad esempio regolamentando le criptovalute che emergono.
  • Dobbiamo condannare i terroristi: in direzione di una maggiore armonizzazione tra gli Stati membri! Nei mesi recenti, dopo la caduta del Califfato, è stata sollevata la questione cruciale dei “rimpatriati” e dei processi alle persone arrestate in Siria, in Iraq o nel territorio curdo. Anche quella delle persone che escono di prigione. Tutti devono essere giudicati e tutti hanno dei diritti. Gli Stati non possono ignorarlo. L’Unione deve agire, armonizzando le sanzioni all’interno degli Stati, e imponendo sanzioni minime! Dobbiamo anche estendere i poteri della futura EPPO (Procura Europea) ai casi gravi di criminalità internazionale organizzata e terrorismo!
  • Rafforzare ulteriormente il controllo dei confini esterni dell’UE: La necessità di proteggere i nostri confini esterni non deve in alcun modo favorire la confusione tra migrazione e terrorismo: non dimentichiamo che il 70% degli attacchi sono portati avanti da cittadini europei! Tuttavia, l’Unione deve proteggere i suoi confini esterni, in particolare attraverso l’europeizzazione di Frontex, l’Agenzia europea della Guardia di Frontiera e Costiera!
IED YDE